Luigi Bartolini

Sfogliando la bibliografia relativa all’uomo Luigi Bartolini (pittore, incisore, scrittore, poeta, critico e polemista) le mostre personali, le partecipazioni a mostre collettive e le pubblicazioni hanno un peso quantitativo che si ritrova solo in artisti dalla notorietà nazionale e internazionale. Eppure tale supposta notorietà è per Bartolini ancora oggi patrimonio esclusivo di pochi collezionisti (chi del Bartolini letterato e chi del Bartolini artista), degli addetti ai lavori (musei e mercanti) e di chi l’ha conosciuto, nonostante la qualità del suo lavoro non sia mai stata messa in dubbio e le quotazioni dei suoi lavori siano ancora decisamente accessibili. Spesso la critica ha posto il suo lavoro a confronto con quello del coetaneo Giorgio Morandi, per ricordare un nome che tutti conoscono, a cui nulla ha da invidiare né dal punto di vista tecnico né da quello stilistico con il risultato che Bartolini non ha oggi né il riconoscimento internazionale né l’apprezzamento di mercato del bolognese, rimane però un vivace carteggio fra i due e il raro foglio “la lanterna” del 1909 (proposto in mostra) che può dire molto sugli esordi e la ricerca estetica dei due. Ciononostante chi si avvicina ai suoi scritti resta rapito dalla schietta vivacità di espressione colta e chiara, dalla semplice lucidità dei pensieri spesso primitivi, nel senso di naturali, perciò un po’ brutali e dall’inesauribile inventiva frutto di un‘”antica” dedizione al lavoro che, nell’insieme, producono effetto di dipendenza. In altre parole si arriva alla fine della lettura di un suo scritto senza fiato, senza cioè essere stati in grado di fare una pausa. Lo stesso ritmo incalzante – e la stessa dipendenza – è nel lavoro inciso. Chi ha visto una sua incisione, sia uno di quelle alla “maniera bionda” o uno di quelle alla “maniera nera” (così Bartolini stesso le ha definite) difficilmente la dimentica. Nelle prime Bartolini cerca la luce, il segno è leggero, la linea e il tratteggio morbidi frutto degli studi sulle acqueforti di Rembrandt (“i topolini”), nelle seconde Bartolini è interessato al segno puro e libero, la linea è marcata con effetti vicini all’estetica espressionista (“senza progresso”). Inoltre, in qualche caso, sulla lastra segno e parola si sovrappongono (“La regola”, “Pesci e stella di mare”) come se l’uomo Bartolini non potesse fare a meno dell’uno o dell’altra, a prescindere senza più distinguere significato e significante, così, conscio del limite infranto sa di aver raggiunto quella “santa pace”, quel “viatico” che è, per Bartolini, l’unico modo di condurre la ricerca estetica. E’ proprio il fascino selvaggio ma elegante delle incisioni, il fare entusiasta e senza compromessi che urla dal profondo dei neri sulla carta, la scelta scomoda di rappresentare un frammento (un fiore, un insetto, un corpo) per raffigurare la natura eterna e universale a far incontrare due mercanti che per tre anni hanno cercato e scelto i fogli che proporranno al pubblico prima a Milano dal 23 ottobre al 15 novembre presso la galleria “Il Bulino Antiche Stampe”, poi a Modena dal 25 novembre alla fine di dicembre prossimi presso lo studio d’arte “La Darsena”. I venticinque fogli in mostra sono stati scelti con l’intento di dare una visione eterogenea del lavoro di Bartolini privilegiando qualche foglio decisamente raro (“la lanterna”, “la sposa abruzzese”, “il tennis”, “la scuola media”) a discapito dei fogli più noti (“la fragile conchiglia”, “la storia del martin pescatore” o “la ragazza alla finestra”) perciò più spesso esposti. L’intento della mostra non è quindi esclusivamente commerciale. Il catalogo è stato curato in modo da presentarsi come un piccolo strumento di studio, le schede tecniche portano alla luce, ove necessario, stati e versioni nel tentativo di essere più esaurienti possibile, citando la sola bibliografia consultata. In Bartolini resta comunque il “problema” delle tirature, principale ostacolo per la stesura di un serio catalogo ragionato. La numerazione degli esemplari sembra apposta con una certa leggerezza da Bartolini più interessato a incidere che a stampare, è probabile che, come i grandi maestri del passato (Durer ce lo conferma nei suoi diari) anche Bartolini stampasse esclusivamente gli esemplari che di volta in volta gli erano necessari solo ipotizzando la tiratura complessiva (nella maggior parte dei casi 50 esemplari). L’inconveniente di questo modo di procedere, l’unico per chi come Bartolini disponeva di scarsi mezzi, è che le tirature non sono mai omogenee. Si riscontrano spesso differenti impieghi di materiali per la stampa, interventi successivi sulla lastra volontari o involontari (“senza progresso”,”tre ragazze in piedi”), errori nella numerazione (il foglio “pesci e stella di mare” riporta due differenti numerazioni apposte dallo stesso Bartolini). Ancora una volta questi segnali della varietà e della freschezza del lavoro di Bartolini sono per il collezionista croce e delizia, sono ciò che rende le incisioni così difficilmente schedabili ma nello stesso istante così desiderabili. Matteo Crespi