Maestri

Antonio Piccinni (Trani 1864 – Roma 1920) Pendant l'office à Rome

Antonio Piccinni (Trani 1864 – Roma 1920)  Pendant l'office à Rome

Acquaforte
Misure mm 160 × 240

Pittore e fine incisore di ispirazione verista acuto osservatore dei “tipi” che animavano le vie di Roma. Il soggetto è affronatto dall’autore anche in altre incisioni dove propone studi di singole figure in preghiera o piccoli gruppi. Lastra incisa a Roma nel 1879 come si legge in alto a sinistra nell’inciso. L’esemplare in oggetto presenta tutte le scritte nel margine inferiore “Antonio Piccinni del e sculp.”, titolo, “V.ve A. Cadart Edit. Imp. 56 Bard Haussmann. Paris” e la numerazione in alto a destra “23”. La tiratura è stata eseguita per l’album annuale L’eau-forte en 1880 che raccoglie le migliori incisioni realizzate nell’anno precedente. Si conoscono almeno due esemplari avanti lettera (Firenze, Uffizi; Milano, Bertarelli). Impressione eccellente su carta vergellata con filigrana scudo non chiaramente leggibile, ampi margini.

Luigi Conconi (Milano 1852 -ivi 1917) L’onda

Luigi Conconi (Milano 1852 -ivi 1917)  L’onda

Acquaforte e monotipo
Misure lastra mm 463 × 549

Il soggetto riprende, nello stesso verso, un acquerello dipinto da Conconi nel 1896, quest’ultimo però sviluppato orizzontalmente e caratterizzato, nella parte in basso a destra e a sinistra, dalla presenza di due gruppi di alberelli. Non si tratta di un ritratto ma l’artista idealizza la figura femminile trasformandola in un immagine simbolica e di sapore vagamente liberty che si libra in un cielo notturno dove ricorre il motivo figurale dello spicchio di luna e del pipistrello.

Luigi Cononi (Milano 1852 -1917) Delusione

Luigi Cononi (Milano 1852 -1917)  Delusione

Acquaforte e monotipo
Misure lastra mm 253 × 393

L’incisione riprende il soggetto già realizzato per un dipinto conservato fino al 1897 nello studio dell’artista. Vicino alla poetica scapigliata, Conconi raggiunge la massima espressione nell’interpretazione della figura femminile e nel genere del ritratto, utilizzato come strumento d’indagine psicologica ed emozionale. La fanciulla, seduta su un prato e con il busto ruotato di tre quarti, è inserita in un semicerchio tagliato da uno spoglio paesaggio che la colloca in una dimensione spaziale indefinita.

1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

Bulino
misure foglio mm 97 × 71

Pittore e incisore attivo fra il 1500 e il 1512 a Modena, Padova e Roma, dove studia i lavori di Lippi e Palumba. Nelle sue prime incisioni si nota l’influenza che i grandi artisti rinascimentali ebbero su di lui, tra i quali Mantegna, Schongauer e Durer.
E’ autore di centoventi bulini di cui oltre la metà firmati. Si tratta di veri è propri gioielli di intaglio, sempre di piccole dimensioni come nella tradizione del niello; rappresentano figure mitologiche, allegoriche o religiose collocate su uno sfondo paesaggistico o fregi di gusto rinascimentale.
L’incisione raffigura Sant’Egidio icome vuole la tradizione in abito benedettino adagiato su un frammento di muro con una freccia conficcata nel petto mentre abbraccia la cerva causa della sua sofferenza; alla sua sinistra altri frammenti architettonici e sullo sfondo un paesaggio ricco di costruzioni con alcune piccolissime figure a cavallo e a piedi. In lontananza le montagne vengono illuminate da un sole che che domina la frazione di cielo. L’opera è inedita. E’ possibile un confronto stilistico con molti degli intagli dell’autore simili per soggetto e dimensione (es. San Rocco: Hind 66, mm 97 × 68). L’opera è firmata in lastra con il caratteristico monogramma in basso a sinistra. L’autografia è stata confermata, attraverso una analisi fotografica, dal dott Mc Donald conservatore del Britisch Museum.

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528) Apollo e Diana

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528)  Apollo e Diana

Apollo e Diana

Bulino
Misure lastra mm 115 × 70

Secondo Koehler e Thausing il soggetto è debitore ad una composizione opera di Jacopo de Barbari; le fattezze di Diana ricordano Agnes Durer. Gli studiosi sono concordi nel collocare l’esecuzione della lastra tra il 1502 e il 1505 tanto per ragioni stilistiche nell’esecuzione del terreno quanto per l’analogia della composizione con l’incisione “La famiglia del satiro”. Il contrasto fra uomo e donna, accentuato dalle opposte posture dei corpi, é enfatizzato dalla tensione del gesto di Apollo.

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566) Sei santi

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566)  Sei santi

Xilografia
misure foglio mm 370 × 525

Poco si conosce di questo valido artista, rimangono di lui soltanto alcune firme su xilografie appartenenti a disegnatori diversi. La critica attribuisce al Boldrini alcune delle tavole più belle derivate dai lavori di Tiziano, riconoscendo all’intagliatore vicentino un’abilità tale da far presumibilmente ipotizzare una presenza prolungata nell’atelier del Vecelio.
Come risaputo il maestro veneziano non considerava la xilografia come mezzo di espressione diretto e non forniva personalmente i disegni per la trasposizione su tavola, ma nel caso dell’opera in questione il biografo/artista Giorgio Vasari scrive affermando che fu lo stesso Tiziano a tracciare direttamente il disegno sul legno : “…l’opera della quale tavola fu dallo stesso Tiziano disegnata in legno , e poi da altri disegnata e stampata…”; ed in effetti alcune parti quali le teste dei santi Nicola , Pietro e Castro rivelano una invenzione e una tecnica degna del genio tizianesco.

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578) La Danae

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578)  La Danae

Bulino
Misure lastra mm 258 × 313

Il soggetto deriva da un’idea di Tiziano ed è stato affrontato dal Maestro almeno in cinque occasioni. Questa versione deriva dal dipinto originale realizzato per Filippo II ed ora conservato al Kunsthistoritches Museum di Vienna, databile intorno al 1555/1560.
In passato l’opera è stata attribuita alla Scuola di Tiziano; in seguito Pallucchini prima e Valcanover poi l’hanno inserita direttamente tra le opere autografe di Tiziano. In epoca più recente, infine, Maria Catelli Isola la attribuisce a Cornelis Cort basandosi sul confronto stilisitico con le altre opere certamente autografe dell’artista olandese. A conferma di tale attribuzione è la presenta di Cort nella bottega di Tiziano dove ha eseguito solamente opere sotto la supervisione del maestro e sempre da opere originali.

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580) Venere e Adone

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580)  Venere e Adone

Bulino
Misure lastra mm 538 × 415

Incisore attivo a Venzia e a Roma fra il 1540 e la fine degli anni ’50. Ha inciso anche carte geografiche per l’editore Giordano Ziletti.
Il soggetto deriva da un idea pittorica di Tiziano. Due sono le versioni con cui può essere messo in relazione: quella oggi conservata al Museo del Prado databile al 1553/1554 e quella nella collezione del Barone von Heyl, tra dipinti ed incisione sussistono minime differenze. La differenza sostanziale è nel formato: orizzontale per i dipinti, verticale per la stampa.

6 – Agostino Carracci (Bologna 1557 – Parma 1602) San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

6 – Agostino Carracci  (Bologna 1557 – Parma 1602)  San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

Bulino
Misure foglio mm 311 × 240

Pittore e incisore, fratello maggiore di Annibale e cugino di Ludovico, anch’essi artisti. A differenza di questi ultimi l’attività grafica è stata per Agostino la principale occupazione. Ha realizzato infatti trecento incisioni tra bulini e acqueforti sia d’invenzione che di riproduzione.
La tavola deriva da un’acquaforte di Francesco Vanni, ma da questa si contraddistingue per alcune varianti apportate dal Carracci che fanno risultare la composizione più naturale e maggiormente curata in ogni dettaglio. Il bulino di Agostino inoltre risulta essere in controparte rispetto all’opera del Vanni e presenta in secondo piano un angelo anziché un putto.

7 - Sisto Badalocchio (Parma 1585 – Bologna 1647 c.) Pan e Eros

Acquaforte
Misure lastra mm 186 × 162

Pittore ed incisore allievo di Agostino Carracci. Ha inciso circa 350 incisioni da Correggio, Raffaello e Lanfranco per la maggior parte con soggetti religiosi.
Il soggetto deriva da un dipinto di Agostino carracci in Palazzo Magnani a Bologna, l’incisone è ascritta da Bartsch fra gli intagli autografi di Badalocchio. Anche Flaminio Torri ha inciso questo soggetto (T.I.B. 40, 7 [217]), fatto che comprova la popolarità dell’invenzione del Carracci.
La scena rappresenta una lotta tra Pan e Eros. Mentre lo sfondo composto dalla vegetazione è descritto con l’uso di linee di tratteggio parallele, i due personaggi sono invece trattati con una tecnica quasi puntinata che crea degli efficacissimi effetti di chiaroscuro.

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