Secolo XVI

02 – Monogrammista FG (Secolo XVI) Penelope al telaio con alcune donne

02 – Monogrammista FG (Secolo XVI) Penelope al telaio con alcune donne

Bulino originale
Misure lastra mm 270 × 442

Nonostante i molti studi la critica non è riuscita ad individuare dati certi né in merito al luogo di nascita né in merito all’attività dell’autore. Il soggetto deriva probabilmente da un’affresco di Francesco Primaticcio per il Castello di Fontainebleau, benché ad oggi non sia stato identificato con certezza. L’attribuzione al Maestro FG è stata suggerita da Herbet e recentemente confermata da M. Biasini che ha rilevato affinità stilistiche con altre incisioni certe dell’autore.

Giorgio Ghisi Mantovano (Mantova 1515 (?) - 1582) Cerere con due dee e due putti

Giorgio Ghisi Mantovano (Mantova 1515 (?) - 1582) Cerere con due dee e due putti

Bulino
Misure lastra mm 190 × 247

Pittore, disegnatore e incisore si è probabilmente formato alla scola di Giovanni Battista Scultori per poi subire l’influsso di Giulio Romano giunto in città per affrescare Palazzo Tè. Lavora quindi a Roma fino al 1549 quando si trasferisce ad Anversa invitato da Hieronimus Cock, poi a Parigi fino al 1562 dove lavora come editore alternando soggiorni a Roma e Mantova. I fogli appartengono ad una serie di quattro intagli eseguiti nel 58/64.

Giorgio Ghisi Mantovano (Mantova 1515 (?) - 1582) Venere con due dee e due putti

Giorgio Ghisi Mantovano (Mantova 1515 (?) - 1582) Venere con due dee e due putti

Bulino
Misure lastra mm 191 × 247

Pittore, disegnatore e incisore si è probabilmente formato alla scola di Giovanni Battista Scultori per poi subire l’influsso di Giulio Romano giunto in città per affrescare Palazzo Tè. Lavora quindi a Roma fino al 1549 quando si trasferisce ad Anversa invitato da Hieronimus Cock, poi a Parigi fino al 1562 dove lavora come editore alternando soggiorni a Roma e Mantova. I fogli appartengono ad una serie di quattro intagli eseguiti nel 58/64.

1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

1 - Nicoletto Rosex detto Nicoletto da Modena (Modena XVI secolo) Sant'Egidio

Bulino
misure foglio mm 97 × 71

Pittore e incisore attivo fra il 1500 e il 1512 a Modena, Padova e Roma, dove studia i lavori di Lippi e Palumba. Nelle sue prime incisioni si nota l’influenza che i grandi artisti rinascimentali ebbero su di lui, tra i quali Mantegna, Schongauer e Durer.
E’ autore di centoventi bulini di cui oltre la metà firmati. Si tratta di veri è propri gioielli di intaglio, sempre di piccole dimensioni come nella tradizione del niello; rappresentano figure mitologiche, allegoriche o religiose collocate su uno sfondo paesaggistico o fregi di gusto rinascimentale.
L’incisione raffigura Sant’Egidio icome vuole la tradizione in abito benedettino adagiato su un frammento di muro con una freccia conficcata nel petto mentre abbraccia la cerva causa della sua sofferenza; alla sua sinistra altri frammenti architettonici e sullo sfondo un paesaggio ricco di costruzioni con alcune piccolissime figure a cavallo e a piedi. In lontananza le montagne vengono illuminate da un sole che che domina la frazione di cielo. L’opera è inedita. E’ possibile un confronto stilistico con molti degli intagli dell’autore simili per soggetto e dimensione (es. San Rocco: Hind 66, mm 97 × 68). L’opera è firmata in lastra con il caratteristico monogramma in basso a sinistra. L’autografia è stata confermata, attraverso una analisi fotografica, dal dott Mc Donald conservatore del Britisch Museum.

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528) Apollo e Diana

2 - Albrecht Durer (Norimberga 1471 - 1528)  Apollo e Diana

Apollo e Diana

Bulino
Misure lastra mm 115 × 70

Secondo Koehler e Thausing il soggetto è debitore ad una composizione opera di Jacopo de Barbari; le fattezze di Diana ricordano Agnes Durer. Gli studiosi sono concordi nel collocare l’esecuzione della lastra tra il 1502 e il 1505 tanto per ragioni stilistiche nell’esecuzione del terreno quanto per l’analogia della composizione con l’incisione “La famiglia del satiro”. Il contrasto fra uomo e donna, accentuato dalle opposte posture dei corpi, é enfatizzato dalla tensione del gesto di Apollo.

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566) Sei santi

3 - Niccolò Boldrini (Vicenza, inizio XVI secolo - Venezia, dopo il 1566)  Sei santi

Xilografia
misure foglio mm 370 × 525

Poco si conosce di questo valido artista, rimangono di lui soltanto alcune firme su xilografie appartenenti a disegnatori diversi. La critica attribuisce al Boldrini alcune delle tavole più belle derivate dai lavori di Tiziano, riconoscendo all’intagliatore vicentino un’abilità tale da far presumibilmente ipotizzare una presenza prolungata nell’atelier del Vecelio.
Come risaputo il maestro veneziano non considerava la xilografia come mezzo di espressione diretto e non forniva personalmente i disegni per la trasposizione su tavola, ma nel caso dell’opera in questione il biografo/artista Giorgio Vasari scrive affermando che fu lo stesso Tiziano a tracciare direttamente il disegno sul legno : “…l’opera della quale tavola fu dallo stesso Tiziano disegnata in legno , e poi da altri disegnata e stampata…”; ed in effetti alcune parti quali le teste dei santi Nicola , Pietro e Castro rivelano una invenzione e una tecnica degna del genio tizianesco.

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578) La Danae

4 – Cornelis Cort, attribuito (Hoorn 1533 - Roma 1578)  La Danae

Bulino
Misure lastra mm 258 × 313

Il soggetto deriva da un’idea di Tiziano ed è stato affrontato dal Maestro almeno in cinque occasioni. Questa versione deriva dal dipinto originale realizzato per Filippo II ed ora conservato al Kunsthistoritches Museum di Vienna, databile intorno al 1555/1560.
In passato l’opera è stata attribuita alla Scuola di Tiziano; in seguito Pallucchini prima e Valcanover poi l’hanno inserita direttamente tra le opere autografe di Tiziano. In epoca più recente, infine, Maria Catelli Isola la attribuisce a Cornelis Cort basandosi sul confronto stilisitico con le altre opere certamente autografe dell’artista olandese. A conferma di tale attribuzione è la presenta di Cort nella bottega di Tiziano dove ha eseguito solamente opere sotto la supervisione del maestro e sempre da opere originali.

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580) Venere e Adone

5 - Giulio Sanuto (Venezia (?) attivo tra il 151545 e il 1580)  Venere e Adone

Bulino
Misure lastra mm 538 × 415

Incisore attivo a Venzia e a Roma fra il 1540 e la fine degli anni ’50. Ha inciso anche carte geografiche per l’editore Giordano Ziletti.
Il soggetto deriva da un idea pittorica di Tiziano. Due sono le versioni con cui può essere messo in relazione: quella oggi conservata al Museo del Prado databile al 1553/1554 e quella nella collezione del Barone von Heyl, tra dipinti ed incisione sussistono minime differenze. La differenza sostanziale è nel formato: orizzontale per i dipinti, verticale per la stampa.

6 – Agostino Carracci (Bologna 1557 – Parma 1602) San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

6 – Agostino Carracci  (Bologna 1557 – Parma 1602)  San Francesco consolato dalla musica dell'angelo, 1595

Bulino
Misure foglio mm 311 × 240

Pittore e incisore, fratello maggiore di Annibale e cugino di Ludovico, anch’essi artisti. A differenza di questi ultimi l’attività grafica è stata per Agostino la principale occupazione. Ha realizzato infatti trecento incisioni tra bulini e acqueforti sia d’invenzione che di riproduzione.
La tavola deriva da un’acquaforte di Francesco Vanni, ma da questa si contraddistingue per alcune varianti apportate dal Carracci che fanno risultare la composizione più naturale e maggiormente curata in ogni dettaglio. Il bulino di Agostino inoltre risulta essere in controparte rispetto all’opera del Vanni e presenta in secondo piano un angelo anziché un putto.

CRISTOFANO ROBETTA (Firenze 1462 – 1535) Adorazione dei magi (da Filippino Lippi)

CRISTOFANO ROBETTA (Firenze 1462 – 1535) Adorazione dei magi (da Filippino Lippi)

Bulino
misure mm 302/304 × 277/283

Ricordato dal Vasari come orafo a Firenze fino al 1535, figlio di Michele Martini, autodidatta. Nei bulini (una quarantina) evidenti sono i prestiti da composizioni dei maestri tedeschi (Durer e Schongauer) o da pittori suoi contemporanei (Lippi, Pollaiolo.. ).

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